Tema


2018 - IL RISCHIO DELLA LIBERTÀ.

logo il rischio della liberta 2018

VIII Festival della Dottrina Sociale
Verona, 22-25 novembre 2018

Il tema dell’ottavo Festival della Dottrina sociale è: Il rischio della libertà.

Ognuno di noi desidera profondamente e intimamente la libertà perché è in gioco la nostra stessa umanità e la nostra dignità. Ma spesso la libertà non solo è a rischio ma viene completamente negata. La libertà negata è percepita solo da chi ha un udito fine e antenne libere e adatte a captare il grido del silenzio. È il grido dei morti nel Mediterraneo: i morti non parlano e in questo caso non sono neanche visibili. I morti sono tantissimi ma il cimitero è invisibile. La libertà è negata alle migliaia di ragazze che sono costrette a vendere il loro corpo per portare soldi nelle casse delle organizzazioni criminali, è negata a chi vive sotto la scure dell’usura: tanta povera gente deve continuamente tirar fuori soldi senza mai vedere estinto il suo debito. Il risultato di questa negazione della libertà è impressionante: la mancanza di libertà e la morte arrivano a toccarsi e in alcuni casi a coincidere. Dove non c’è libertà si vive nella paura e dove c’è paura della libertà crescono i controlli e i movimenti delle persone sono costantemente monitorati. Il potere viene esercitato in maniera invisibile e impercettibile attraverso il controllo delle persone. L’identità delle persone, le loro attività, le condizioni di salute e le loro abitudini sono ricercate in maniera scientifica per scegliere i prodotti da consumare o per influenzare le loro scelte. In più situazioni si può dire che viviamo in regime di libertà vigilata, non per questioni di ordine pubblico ma come estensione del potere dell’economia, della politica e della comunicazione. Nonostante questi forti condizionamenti il desiderio di libertà rimane vivo, anzi viene avvertito in maniera sempre più forte. La libertà non si può uccidere, è come la vita: si può uccidere una persona ma non la vita, si può rendere schiavo qualcuno o popoli interi ma non si può eliminare la libertà. Ogni persona ci ricorda che la libertà è viva quando cerca la verità di sé stessa attraverso il perseguimento di significati, la realizzazione di un compito, il cammino verso una promessa.

La libertà si vive nel presente ed è ricca di futuro, non possiamo possederla o privatizzarla perché è un bene per tutti. Nelle trame ordinarie della quotidianità con azioni e comportamenti ognuno di noi intesse la storia della sua libertà che è cammino e scoperta, lotta e compimento, diritto e dovere, coinvolgimento, relazionalità, condivisione.

La libertà non ama le imitazioni, gli stereotipi e le finzioni: è fedele all’originalità e unicità di ognuno. Oggi abbiamo bisogno di persone libere! Sono quelle che rischiano sé stesse, che abbandonano l’io per incontrare l’altro, che non cercano scuse per non giocare la partita della vita, sono quelle che non compri con i soldi, con la carriera, con il successo o la notorietà perché il loro valore è troppo grande: sono persone libere. Tutto ciò ha un prezzo, fa correre un rischio, ma è così rispondente alla verità di noi stessi al punto che quando non ci comportiamo così siamo noi i primi a non essere contenti di noi stessi.

Per essere liberi val la pena rischiare perché il rischio vero che ci chiede la libertà è quello di amare. Facendo così veniamo restituiti a noi stessi dopo essere usciti da noi stessi per andare verso l’altro: questa restituzione è gioia che diventa un grido di tripudio alla vita. Per questo vale la pena di rischiare per vivere da persone libere.

2017 - FEDELTÀ È CAMBIAMENTO

volantino orizzontale 1024x731VII Festival della Dottrina Sociale
Verona, 23-26 novembre 2017

La fedeltà e il cambiamento, a prima vista, sembrano indicare due modi di essere troppo differenti per risultare  componibili . Ma se la fedeltà è il modo di rispettare la propria e l’altrui dignità, se traduce l’originaria apertura alla verità, al bello e al bene, diventa subito chiaro che la fedeltà richiede un cambiamento: per essere noi stessi  in maniera sempre più compiuta  chiediamo a noi stessi di cambiare. Anche se viviamo in un contesto in cui tutto sembra orientare verso il pensiero unico, l’egualitarismo indifferenziato , le mode comportamentali e valutative, le necessità imposte dalla tecnocrazia, è ancora percepita da molti l’originaria dignità di ogni persona al punto che proprio il rispetto della propria dignità e grandezza chiede un non adeguamento, una differenziazione dal pensiero dominante, chiede una voce fuori dal coro, un’azione differente.

Ecco perché fedeltà È cambiamento. È in forza della fedeltà alla grandezza e intangibilità di ogni essere umano che non è accettabile l’alto tasso di disoccupazione, un modello di crescita economica che fa aumentare il numero dei poveri, una sanità che cura di più e meglio di chi ha soldi, l’eccesso di individualismo, una finta democrazia che vive senza la partecipazione dei cittadini. E’ necessario sostenere un cambiamento di rotta del sistema economico: non sono gli uomini che devono adattarsi all’attuale sistema economico finanziario, ma è il sistema economico finanziario che deve cambiare per non offendere la dignità di coloro che sono condannati alla povertà, alla miseria e a diventare uno scarto della società. Peraltro anche molti di coloro che vivono in condizioni economiche dignitose percepiscono che c’è qualcosa che non va; si trovano di fronte ad un’anomalia che rende pesante la loro vita:  aumentano i beni materiali ma la felicità e la soddisfazione di vivere diminuisce.

La fedeltà è un concetto dinamico che rifiuta immobilità, ripetitività e stanca continuità. Essa mette in circuito la dimensione originaria dell’amore e della vita che ci sfida a fare ciò che ancora non è stato fatto e a cambiare tutto ciò che è fatto male. Fedeltà è tornare alle origini e comporta sempre un cambiamento perché all’origine la vera forza è sempre una ispirazione, una vision, un sogno coltivato e sviluppato per incrementare ciò che fa bene all’uomo. Fedeltà è cambiamento significa che non si guarda solo indietro, non ci si guarda solo attorno, ma si guarda in avanti. Fedeltà è apertura a tutto ciò che ancora non c’è: il domani sarà certamente un dono se già da oggi in noi c’è uno spazio libero per ciò che ancora non c’è. La fedeltà si coniuga bene con il nuovo perché è il segreto per non perdersi pur muovendosi in terreni sconosciuti.

Il settimo festival della dottrina sociale evidenzierà queste idee diventando casa per tutti quelli che credono nel cambiamento. Inoltre offrirà l’opportunità per stabilire relazioni significative con tutti quelli che già stanno realizzando qualcosa di positivo nel loro ambito di vita: scuola, lavoro,  salute, giustizia, economia, sviluppo, fede, educazione, territorio.
Il programma è in costruzione: sulle news si potranno seguire gli sviluppi.

Don Adriano

2016 - IN MEZZO ALLA GENTE

Locandina Programma 2016VI Festival della Dottrina Sociale
Verona, 24-27 novembre 2016

Dal 24 al 27 novembre 2016
presso al Cattolica Center di Verona si è svolta la sesta edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, che ha avuto come tema “In mezzo alla gente”, ragion per cui molte delle attività programmate si sono tenute nei luoghi dove normalmente le persone vivono, lavorano o si ritrovano, dalla fabbrica – l’azienda Pedrollo di San Bonifacio – alle aziende ospedaliere – l’aula magna del policlinico di Borgo Roma – fino al Teatro Nuovo di Verona.

Ventimila le presenze registrate nelle tre giornate di lavori che sono state aperte con un vibrante messaggio di Papa Francesco che ha sottolineato come «L’isolamento sviluppa paura e diffidenza e impedisce di godere della fraternità…. Stare in mezzo alla gente non significa solo essere aperti e incontrare gli altri ma anche lasciarci incontrare… Siamo noi che abbiamo bisogno di essere guardati, chiamati, toccati, interpellati, siamo noi che abbiamo bisogno degli altri per poter essere resi partecipi di tutto ciò che solo gli altri ci possono dare». Un monito forte e di stretta attualità: « Quando il popolo è separato da chi comanda, quando si fanno scelte in forza del potere e non della condivisione popolare, quando chi comanda è più importante del popolo e le decisioni sono prese da pochi, o sono anonime, o sono dettate sempre da emergenze vere o presunte, allora l’armonia sociale è messa in pericolo con gravi conseguenze per la gente: aumenta la povertà, è messa a repentaglio la pace, comandano i soldi e la gente sta male. Stare in mezzo alla gente quindi fa bene non solo alla vita dei singoli ma è un bene per tutti».

Energia nuova e rinnovata è stata la parola d’ordine tra tutti i partecipanti a chiusura dell’edizione 2016, ad oggi la più significativa anche da un punto di vista logistico.

«Tre sono le cose che hanno caratterizzato questo festival – ha esordito alla conclusione al Teatro Nuovo Mons. Adriano Vincenzi, presidente di Fondazione Toniolo e Coordinatore del Festival – . La prima: quest’anno abbiamo toccato con mano la Provvidenza prima di tutto grazie al messaggio del Papa, così eccezionale per intensità e coraggio. La seconda: la serenità delle persone presenti che hanno prestato il loro lavoro. Penso alle 14 cene di valore: non abbiamo detto che buono, abbiamo detto che bello. Quando le persone impegnate nel festival oltre al servizio che si sono offerte di fare, ti fanno percepire qualcos’altro vuol dire si va oltre il servizio stesso: ci siamo trasmessi dei significati. La terza: la struttura del Cattolica Center. Noi non avremmo mai pensato di poter avere uno spazio così. E’ la prima volta che una struttura si adatta alle esigenze del nostro programma, di solito eravamo noi ad adattarci alla struttura. Questo ha generato una nuova percezione: ci siamo sentiti a casa nostra, siamo stati agevolati nelle relazioni personali, è stata ridotta la dispersione. Quest’anno non siamo solo stati al festival, ci siamo anche visti».

Il festival anche quest’anno si è posto come un intreccio tra alcuni attori della vita sociale: imprenditori, avvocati, medici, operai, commercialisti, giovani, insegnanti chiamati a confronti su temi importanti, dall’economia al lavoro, dai giovani alla sanità, dalla comunicazione all’impresa e al sociale per mettere in relazione le buone pratiche, l’operatività virtuosa, la creatività in vista di nuove progettualità.

«Tre giorni di grandi lavori – ha proseguito Mons. Vincenzi – e poi? Poi uno pensa a “priorità, programma, agenda”. Nulla di tutto ciò. Torniamo a casa senza priorità, programma, agenda perché non ne abbiamo bisogno. Perché questi tre giorni ci hanno riempito di energia: invece di tornare a casa con qualcosa da fare, torniamo a casa capaci di fare qualsiasi cosa. E’ eccezionale abilitare le persone ad operare. Per questo motivo fare il festival è importantissimo: dentro di noi è come se succedesse una trasformazione e venissimo tutti ispirati, col risultato che chi è ispirato non sbaglia. E quando siamo ispirati abbiamo meno bisogno di gente che ci dice cosa dobbiamo fare. Si percepisce dentro una grande forza che sprona ad agire. E se il festival è tutto questo, allora è una benedizione».

Partecipanti galvanizzati dalle toccanti testimonianze che si sono alternate nel corso dei vari appuntamenti ma anche un richiamo alla concretezza dell’agire qui ed ora. «Se si opera in un certo modo – ha concluso Mons. Vincenzi – si fanno le cose grandi e si resta normali; di gente che conta e non fa niente ce n’è fin troppa. Apprezzo l’impegno forte che si distende nella quotidianità. L’esempio è Maria: ha fatto la cosa più grande del mondo e ha saputo mettere insieme grandezza e semplicità. Fare cose grandi restando umili: questo è il mio augurio per tutti».

2015 - LA SFIDA DELLA REALTÀ

programma del V Festival della Dottrina Sociale della ChiesaV Festival della Dottrina Sociale
Verona, 26-29 novembre 2015

Dal 26 al 29 novembre 2015 presso l’Ente Fiera di Verona
 si è svolta la quinta edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, che ha avuto come tema “La sfida della realtà”.

La scelta del tema è ispirato dall’Evangelii Gaudium (cap. IV, 231) e si muove nella linea della dottrina sociale della Chiesa, che non ha mai ceduto all’utopismo o al moralismo, ma ha sempre fondato i suoi insegnamenti su un sano realismo.

La realtà ci sfida perché ci trova quasi sempre un po’ impreparati. È più facile descriverla che comprenderla, è più facile essere colti di sorpresa da ciò che ci capita piuttosto che giocare in anticipo.

“La sfida della realtà” ci spinge a superare una visione ideologica del presente. L’ideologia costringe la realtà dentro il suo schema astratto ed arido e impedisce la conoscenza piena e vera del reale: succede così quando ci si affida alla tirannia dei numeri per giustificare scelte inique, quando ci si affida alla tecnocrazia per nascondere la parzialità e le responsabilità delle scelte. Un sistema tecnocratico ed ideologico si affida a decisioni cieche ed unilaterali, un sistema dove l’uomo è al centro compie, invece, delle “scelte”: le decisioni sono obbligate, le scelte sono libere. Noi non abbiamo dubbi da che parte stare per accettare la sfida della realtà.

La realtà diventa sfida anche per il pensiero. Ha bisogno di esso per essere compresa e indirizzata, ma soffre dell’uso di pensieri e parole finalizzate alla sua manipolazione. La vita, la realtà, la verità non possono mai ridursi ad un gioco di parole o a raffinati sofismi: la menzogna è tale perché fa vedere vero e reale ciò che non lo è.

La realtà rappresenta una grande sfida quando pone nuovi quesiti, sollecita nuove risposte, costringe ad un cambiamento operoso, rilancia l’insostenibilità di certe decisioni. Non possiamo accettare un pensiero diffuso che si muova con indifferenza rispetto all’aumento delle disuguaglianze, allo scandalo della fame, all’arricchimento con il traffico di armi e di esseri umani, all’ingiustizia di fare i soldi con i soldi invece che con il lavoro.

La realtà pone la sfida della partecipazione, della condivisione, della ricerca di nuovi assetti economici e finanziari rispondenti ai bisogni reali di molti in contrasto con l’egoismo vergognoso di pochi.

La realtà chiede valori e verità. Rispondere a ciò significa evitare che si arrivi a capire il senso vero delle cose solo dopo aver assistito a catastrofi immani e ponendosi solo tardivamente la fatidica domanda: «Come è possibile che sia successo questo?». La realtà ci sfida anche per questo: tiene viva la memoria.

La sfida della realtà è un tema intenso, ricco, poliedrico.

Il V Festival DSC si è preannunciato davvero interessante ed ha voluto essere una sfida per:

  • promuovere il cambiamento
  • riproporre i valori autenticamente umani
  • guardare in faccia la realtà
  • conoscere esperienze che rilanciano un pensiero diverso
  • alimentare il ruolo delle minoranze creative nel generare percorsi inediti
  • incontrare persone che vogliono essere libere e responsabili.

I soggetti promotori del V Festival della DSC sono statiFondazione TonioloLa SocietàFondazione Segni NuoviFondazione Cattolica AssicurazioneUcidFedercasseConfcooperativeCislAcaiGruppi della dottrina sociale della ChiesaCollegamento sociale CristianoMovimento Studenti Cattolici.

Il Festival si è sviluppato attorno a tre percorsi: i convegni, l’area espositiva, gli spazi culturali.

Il Festival ha offerto iniziative specifiche per ogni realtà che intende partecipare in maniera attiva. Per i convegni è stato riservato uno spazio all’impresa, alla direzione del personale, alla cooperazione, alle banche mutualistiche e cooperative, al sindacato, ai giovani, alla scuola, all’ambiente.

Obiettivo del Festival è l’incontro di una pluralità di soggetti che, condividendo i medesimi valori, possano creare le condizioni per la formazione di una nuova coscienza sociale.

Clicca qui per scaricare il programma ufficiale in pdf del V Festival della Dottrina sociale “La sfida della realtà”

2014 - OLTRE I LUOGHI, DENTRO IL TEMPO

img2014IV Festival della Dottrina Sociale
Verona, 20-23 novembre 2014

“Oltre i luoghi, dentro il tempo” è il titolo del IV festival della dottrina sociale, che si è svolto a Verona dal 20 al 23 novembre 2014. Questo titolo esprime un movimento. C’è bisogno di uscire. Il luogo ha una sua fissità, limitatezza e ripetitività; bisogna andare oltre per lasciare i luoghi comuni, gli stereotipi, le finte certezze, il possesso e le false sicurezze date dalla conservazione e dalla difesa di se stessi. Vivere dentro il tempo è accettare la sfida dell’imprevedibile, della diversità, dell’altro che non è mai come noi vorremmo. Il tempo scorre velocemente senza mai ripetersi, è imprevedibile, non si ferma, è la grande opportunità.

Ecco il festival: accettare il movimento, il cambiamento, il nuovo, il non ancora esperimentato. E così invece di fissare spazi creiamo processi: la vita si arricchisce di novità e di curiosità e ci porta all’entusiasmante sfida di trovare il senso di ogni segmento della nostra esistenza. E’ per questo che il muoversi non crea dispersione, e l’inedito non crea smarrimento, ma ci offre quegli elementi nuovi con i quali sperimentiamo che essere in movimento, vivere il tempo, rappresenta l’unico modo di ritrovarsi nella pienezza della vita. Storia e futuro coniugati dentro il presente ci rendono nuovi. Essere dentro il tempo significa vivere intensamente: il tempo ci fa incontrare povertà, ricchezza, salute, malattia, peccato, grazia, odio, amore, sogni, delusioni, ingiustizie, gratuità, interessi. Tutto ciò non è un’astrazione ha sempre un volto. Perciò essere dentro il tempo è un incontro che crea le condizioni inedite di diventare risposta.

Scarica la brochure

2013 - DISUGUAGLIANZE + DIFFERENZE

Festival DSC main1

III Festival della Dottrina Sociale
Verona, 21-24 novembre 2013

Scarica il programma

2012 - CRISI, SIGNIFICATI, RIFERIMENTI: LA NECESSITÀ DI UN PENSIERO DIVERSO

Verona, 14-16 settembre 2012

Partiamo da un dato condiviso da tutti: siamo arrivati al capolinea e non si può andare avanti così. Se noi dessimo continuità al nostro sistema economico, sociale e civile per come si è sviluppato fino ad oggi, cadremmo nel baratro. C’è bisogno di discontinuità. Ecco ilperché del tema di questo secondo festival: abbiamo bisogno innanzitutto di un pensiero diverso. Fare di più non ci fa uscire da questa situazione, occorre un modo nuovo di vedere le cose. Il nuovo pensiero è riaffermare un’economia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia, è ipotizzare uno sviluppo libero dagli interessi personali o di gruppo, uno sviluppo a misura d’uomo che riduca le disuguaglianze. Dobbiamo sviluppare l’idea che senza valori e senza etica possiamo forse avere di più, ma non possiamo essere contenti di noi e del mondo che ci circonda. Tutti insieme siamo chiamati a cercare il nuovo che è nascosto dentro le pieghe di una crisi e chiede di essere riscoperto ed evidenziato. Parleremo di economia e di società con l’intento di rendere più bello vivere, lavorare, aiutarsi, stare assieme. I principi a cui attingiamo sono quelli espressi nel pensiero sociale della Chiesa perché per leggere bene il presente e sviluppare una società più giusta è necessario riconoscere ad ogni persona la trascendenza, la dimensione relazionale, la centralità e la dignità.

Il Festival è un momento in cui si intrecciano positività, problemi, fatiche, volti, relazioni, cultura, esperienze, azioni, motivazioni, spiritualità, incontri e idee, ma da questo intreccio, che riflette il quotidiano, ci auguriamo che ognuno possa raccogliere nuova forza per la ricerca della verità e per interpretare e sviluppare le novità raccolte nel presente

Scarica il programma

2011 - VOLTI, IDEE, AZIONI: ECONOMIA, ISTITUZIONI, SOCIETÀ

Verona, 16-18 settembre 2011

Idealmente possiamo pensare alla Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), e di questo si parlerà a Verona, come ad una sorta di bussola, una bussola per chiunque voglia impegnarsi a rendere il mondo un po’ migliore di come lo trova, e di quanto ce ne sia bisogno lo sanno soprattutto i giovani. Di questa bussola, il nord è rappresentato dal principio persona, che è evidentemente molto diverso dall’individualismo della cultura dominante. Il sud è rappresentato dal principio del bene comune, che non è la proprietà collettiva dei beni o la pratica dell’assistenzialismo, che oggi penalizza gravemente l’Italia; piuttosto, è una grande azione sociale orientata al bene morale della collettività: è la vita retta della moltitudine. Accanto al principio persona e al principio del bene comune, la Dottrina Sociale ci consegna il principio della solidarietà, da non confondersi con i principi legati a una tradizione statalista. E il principio della sussidiarietà, che vuol dire la libera iniziativa, senza cadere negli eccessi del liberismo selvaggio.

Queste quattro idee spesso sono praticate in modo separato. Anche tra i Cattolici c’è chi è più affezionato al popolo della pace e chi si sente più dentro il popolo della famiglia o della vita. Ebbene: il Festival della Dottrina Sociale ha proprio lo scopo di dimostrare che esiste una tradizione che oggi può aiutarci a prendere in mano il destino di questo Paese.

Scarica il programma

Dottrina Sociale della Chiesa

Fondazione Segni Nuovi
Piazzetta Pescheria, 7 - 37121 Verona
P.IVA 01417450226