Inizia il Festival: «L’etica, nel lavoro, è mettere passione nel lavoro, più che procedure»

  26 NOVEMBRE 2016
È iniziata giovedì la quinta edizione del Festival della Dottrina sociale della Chiesa, con un incontro su “Etica e sindacato”.

Introdotto da Massimo Castellani, Segretario Generale di Cisl Verona: «I giovani – ha affermato – avranno attenzione nei confronti delle organizzazioni sindacali quando sapremo esprimere valori veri per cui il giovane può appassionarsi, indicando strade per raggiungere quei valori».

Don Davide Vicentini, direttore del Festival della Dottrina Sociale, ha spiegato che «quest’anno il contesto è ancor più collaborativo con JobOrienta, allo scopo di incontrare sempre più giovani da tutta Italia. Al Festival parliamo di vita, non di riflessioni accademiche, pur necessarie. Perché, come dice Papa Francesco, dobbiamo renderci conto che la realtà è superiore alle idee». La vita, ha aggiunto, proseguendo sul tema della “realtà” che dà il titolo alla quinta edizione del Festival, «è in grado di generare in noi delle domande che portano a una risposta inevitabile: c’è bisogno di un grande cambiamento, perché la realtà, oggi, non è gestibile».

Una riflessione che si inserisce nel tema del sindacato, oggetto del primo incontro del giovedì: «Pensiamo che la capacità di interpretare la vita sia frutto dell’abilità intellettiva. Preferiamo ascoltare le persone dotte, rispetto a quelle con i calli sulle mani. Rivolgerci a chi ha chiarezza di espressione, piuttosto che guardare il volto di chi è in sofferenza». Valutiamo l’abilità di una persona, ha aggiunto, «nella sua capacità di governare ciò che gli capita nella vita. Questo non è più possibile: la crisi attuale ci ha dimostrato che teorie e procedure che si credevano sicure, non risolvono i problemi».

Il frutto di questa mentalità, ha proseguito rivolto ai sindacalisti in sala, «è pensare che se una persona ha seguito determinati corsi e conosce le leggi e i codici, è in grado di risolvere il problema che ha di fronte. Perdiamo così la possibilità di vedere persone appassionate». Una dinamica che «interpella tutti, ma soprattutto il sindacato. Mi chiedo: se non lo fanno i sindacalisti, chi può cambiare la mentalità sbagliata per cui il lavoro non è più un valore, ma solo un passaggio necessario per stare bene il fine settimana?».

In un recente incontro, ha aggiunto, «alcuni ragazzi parlavano tra loro e dicevano che se avessero trovato un lavoro con stipendio da 2.500 euro, avrebbero smesso di studiare per svolgerlo. Mi sono chiesto: il sindacato sa parlare a questi ragazzi, dicendo loro il valore del riconoscimento di uno sforzo? O i sindacati sono ormai più centri servizi che luoghi di rappresentanza, arresi al riconoscimento che siamo ostaggio di chi ha il potere contrattuale?».

Come affrontare questo passaggio? «Recuperando l’orgoglio della propria attività – è la risposta del sacerdote -. Accade quando, nella realtà, abbiamo la possibilità di incontrare volti e persone. Capiremmo subito la sproporzione tra quello che ci viene chiesto e ciò che possiamo fare. La realtà ci mette davanti ai nostri limiti, ci fa capire che non siamo in grado di risolvere tutto. È una fortuna, è lo spazio in cui le persone sfidano se stesse a rinnovarsi».

L’etica nel lavoro, ha concluso, «è mettere cuore, sentimenti e motivazioni dentro i problemi, anziché solo procedure prestabilite. La vera differenza, nel mondo, la fanno le persone e la loro passione».

L’esperto di relazioni sindacali, Sandro Antoniazzi, ha concluso l’incontro con un ampio intervento che, tra le altre cose, ha sottolineato come «Il tema principale è conoscere e capire. Il sindacato sa capire i cambiamenti di oggi? “Il sindacato è sorto per cambiare il mondo”. Non serve immobilismo. Ci vuole coesione sociale, anche a livello internazionale. Bisogna capire che il nostro Paese non può più avere un ritmo di sviluppo elevato quindi dobbiamo spostare l’attenzione sulla qualità del lavoro, del lavoratore e dei prodotti».

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